I vigneti de La Badina, una questione di equilibrio - La Badina
50695
post-template-default,single,single-post,postid-50695,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,select-theme-ver-1.6.1,smooth_scroll,wpb-js-composer js-comp-ver-5.0.1,vc_responsive

I vigneti de La Badina, una questione di equilibrio

La Badina è una piccola cascina del Seicento immersa nella quiete dei boschi di roveri e acacie, dove un tempo erano tutte vigne: le vigne di Lessona, le vigne del Lessona. È uno di quei posti che ti attirano quando vi passi davanti, quasi ci fosse nell’aria una sorta di magnetismo, una spinta curiosa che richiama a scoprire quei filari così ordinati che si intravedono dalla strada. Forse, a fermarsi un secondo, rimanendo in silenzio e diventando quasi un unicum con l’ambiente circostante, si percepisce una certa energia che si sprigiona dalle fronde ombrose degli alberi secolari.



Percorro la strada sterrata, piena di curve e di ostacoli, un po’ come la vita, per giungere alla Badina, con un certo interesse, una certa curiosità nel voler scoprire, oltre alla realtà fisica della vigna, anche quella spirituale che, di anno in anno dalla notte dei tempi, guida le genti di mezzo mondo ad interpretare le volontà del terroir, i suoi capricci. Lascio la macchina e proseguo a piedi conversando con il viticoltore Ermido Di Betta.

È una questione di equilibrio tra uomo e natura. Si deve rispettare ciò che la natura ci ha donato, valorizzandolo.

Scendiamo per la stradina che unisce le capezzagne dei filari: lascio da parte per un attimo la chimica e l’agronomia e mi faccio prendere anche io dal sentimento. Arrivati al fondo si stagliano sullo sfondo del cielo azzurro di questo strano inverno, le querce. Alberi anche di duecento anni, sani, sagomati da una mente geniale, esprimono una sensazione di sicurezza, di protezione. E, ritornando con la mente alla tecnica, hanno una funzione essenziale di arginamento di eventuali frane, con le loro radici lunghe e forti.

Passiamo all’interno di un filare, con i pali in legno e le piante potate a guyot ad archetto. È una forma di allevamento tradizionale di queste zone: la Spanna (com’era chiamata una volta) o Nebbiolo (com’è chiamato oggi) ha scarsa fertilità nelle prime gemme e per assicurare una produzione sufficiente necessita di una potatura lunga e otto o dieci gemme. È anche qui una questione di equilibrio, quello tra la necessità della razionalità dell’impianto e la necessità della pianta di esprimersi in tutta la sua forza, in tutto il suo vigore.

Saliamo in un piccolo bosco che ricopre un versante molto vocato esposto a sud-ovest. Qui un tempo era tutta vigna, poi abbandonata da parte delle nobili famiglie del primo Novecento perché era scomodo e poco redditizio proseguire l’attività viticola, soprattutto dopo l’industrializzazione del Biellese. Ma, come sempre, la situazione tende all’equilibrio, e accanto ai grandi marchi tessili, anche il vino ha ripreso il suo posto nel novero delle eccellenze biellesi. Presto, dove ora c’è questo bosco, verrà piantata una vigna, ma il bosco non sarà cancellato: i pali saranno gli stessi tronchi, opportunamente lavorati, che torneranno al loro posto e saranno ancora una volta i pilastri della natura. I sostegni di oggi diverranno i sostegni di domani, la storia che si fonde con il futuro.

Terminata la nostra passeggiata nella sua proprietà, mi congedo da Ermido con la volontà assoluta di ritornare a fargli visita, per approfondire altre tematiche e per seguire passo passo la realizzazione del nuovo vigneto. Una volta scoperto questo piccolo paradiso, alla Badina, non si può non volerci ritornare.

L'autore

Giacomo Marchiori, ho 23 anni, studio ad Alba presso la facoltà di viticoltura ed enologia. Sono appassionato di vino, di storie legate al vino e al territorio. Nel 2013 ho pubblicato il mio primo libro, I TRENI BIELLESI, in cui ho raccontato il volano economico industriale biellese dal punto di vista dei trasporti. Nel 2015 ho pubblicato il libro IL VINO BIELLESE, STORIA E IMMAGINI DELLA VITICOLTURA TRA LE COLLINE BIELLESI, in cui racconto la storia della nostra viticoltura in relazione al territorio, agli aspetti socio-culturali ed economici del biellese. Oltre all’attività scolastica sto recuperando una vecchia vigna di 80 anni a Quaregna.

Share Button
No Comments

Post a Comment